Intervista a Claudia Cadei

Claudia Cadei è una rinomata restauratrice che opera nel settore artistico dal 2006; nel 2014 ha inaugurato il nuovo laboratorio dove si occupa di restauro di opere d’arte in carta, cuoio e pergamena.

Claudia Cadei
Claudia Cadei

Dopo aver conseguito la maturità, si è diplomata presso la Scuola di Restauro di Botticino (BS), dove si è specializzata in restauro dei materiali cartacei.

Ama viaggiare, scattare fotografie, fare lunghe passeggiate con il suo cane Mirò, leggere e frequentare mostre d’arte.

Dotata di grinta, sensibilità e cultura nutre una grande passione per l’arte, la moda e, più in generale, la bellezza in tutte le sue forme.

Il suo motto è “Solo cose belle!”.

Ecco l’intervista esclusiva concessa da Claudia Cadei a Mademoiuseau.it

Manoscritto all'interno del laboratorio Ars Restaurandi di Claudia Cadei
Manoscritto all’interno del laboratorio Ars Restaurandi di Claudia Cadei

Quando hai scelto di intraprendere questo mestiere?

Ho sempre amato l’Arte, in tutte le sue forme. Avrei voluto frequentare il liceo artistico ma, influenzata dai genitori, ho prima intrapreso un liceo scientifico linguistico.

Terminato questo tipo di studi, la passione per l’ambito artistico non solo era rimasta, ma era anzi cresciuta.

Ho preferito allora intraprendere un percorso che mi desse la possibilità anche di “toccare con mano” -in tutti sensi- le opere d’arte, non solo di studiarle in maniera teorica.

La Scuola di Botticino mi sembrava la giusta soluzione; ho quindi tentato il test di ingresso, e fortunatamente ho passato la selezione.

Articolo su Claudia Cadei
Articolo su Claudia Cadei

Come si diventa restauratori, ci racconti il tuo percorso formativo?

In Italia, burocraticamente è in atto una definizione del ruolo di “Restauratore”, che riguarda proprio anche la formazione professionale di questa figura.

Semplificando, posso dire che ci sono delle scuole riconosciute che, dopo i tre o cinque anni di studio, rilasciano una qualifica.

Anche alcune università possono rilasciare questo titolo, ma, a mio parere, manca una parte fondamentale del mestiere: il famoso “andare a bottega”, che ti permette di approfondire e acquisire le tecniche studiate nella teoria.

Non si può essere restauratori solo studiando sui manuali; serve l’esperienza che si matura con ore di lavoro a contatto con chi già ha intrapreso questa strada e sa esserti da guida e confronto nel lavoro.

Solo cose belle!

In proporzione, quanto sono importanti per una brava restauratrice come te, le competenze in ambito chimico e quanto quelle in campo artistico e storico?

Direi un buon 50/50%.

Non si può pensare di intervenire su un manufatto solo conoscendo la storia dell’arte, perché si rischia di rovinare l’opera che hai tra le mani. Ma è vero anche il contrario: applicando solo conoscenze scientifiche, si rischia di ottenere un risultato magari valido, ma non coerente con la storia dell’oggetto di cui ci si sta prendendo cura.

Penso che il compito del restauratore sia di trovare il giusto compromesso tra la storia del manufatto che dobbiamo restaurare, che va rispettata, e gli interventi che dobbiamo fare per riportare l’opera al suo antico splendore, senza falsificare, e ovviamente rovinare l’oggetto del restauro.

Claudia Cadei all'opera nel suo laboratorio Ars Restaurandi
Claudia Cadei all’opera nel suo laboratorio Ars Restaurandi

Quali sono le tempistiche del restauro?

Più che di tempistiche, che ovviamente variano a seconda degli interventi da fare e di quanto sia rovinata un’opera, per molti restauratori è difficile arrivare ad un punto in cui si possa dire: “Ho terminato il restauro”. Siamo sempre tentati di intervenire all’infinito, perché non ci sembra di raggiungere un livello soddisfacente in termini di risultato.

Quando però uno guarda le foto del “prima” di un intervento, in quel momento realizza il cambiamento che l’opera ha fatto, e allora si convince della validità del lavoro svolto, e si sente pronto a restituire l’opera al committente.

Un restauro che vorresti eseguire e un successo di cui vai particolarmente fiera.

Ultimamente sto variando gli orizzonti del settore che ho scelto in partenza, la carta.

Un Cartier-Bresson nel curriculum non mi dispiacerebbe…

Ora mi sto orientando sul restauro fotografico, per cui cerco di seguire corsi, conferenze e seminari per approfondire questo “nuovo” campo del restauro.

Direi quindi che mi piacerebbe affrontare un intervento in qualche grande collezione fotografica, che ne so, ad esempio delle opere dei primi grandi fotografi dell’agenzia Magnum.

Un Cartier-Bresson nel curriculum non mi dispiacerebbe…

Un restauro di cui vado fiera è un intervento su un volume del Cinquecento di grande formato di circa settecento pagine. Era veramente in condizioni disastrose, molto sporco, con una legatura che non reggeva il peso di così tante pagine.

Il libro è stato smontato, pagina per pagina. Pulito prima a secco, poi lavato, restaurato negli strappi e nelle parti mancanti, ricomposto, ricucito e rimesso in una nuova legatura. è stata una grande soddisfazione!

Laboratorio Ars Restaurandi di Claudia Cadei
Laboratorio Ars Restaurandi

Quale ricordo particolare porterai sempre con te?

Sicuramente un viaggio in Giappone in solitaria per quindici giorni.

E’ stata una parentesi di totale libertà, svago, ma anche arricchimento culturale e crescita personale.

Claudia Cadei
Claudia Cadei

Come vedi il futuro del tuo lavoro?

Non mi piace ripetere i luoghi comuni, della serie: “In Italia abbiamo il 90% del patrimonio culturale”, e via dicendo. Sicuramente quella attuale è una situazione difficile, ma non impossibile, anche nel campo del restauro.

Bisogna riuscire a prevedere come si svilupperà il collezionismo e la produzione delle opere d’arte, capire i materiali che saranno utilizzati, e quindi che tipo di opere verranno collezionate in futuro, per prepararsi alle nuove sfide.

Il vero rischio è quello di rimanere fermi solo a quanto imparato a scuola.

Se uno si sa adattare, sopravvive.

Se un giovane volesse aprire un’attività oggi, ha delle buone prospettive? 

Diciamo che i risultati, soprattutto per i giovani, tardano ad arrivare.

Sia perché giustamente ci sono già restauratori di una certa fama ed esperienza nel settore che spesso si aggiudicano i lavori più importanti, ma anche perché il settore stesso è carente di una regolamentazione chiara.

Il vero rischio è quello di rimanere fermi solo a quanto imparato a scuola.

Se uno si sa adattare, sopravvive.

Forse tra qualche anno si avrà la certezza per lo meno di essere formati e riconosciuti come professionisti, cosa che tuttora manca in Italia.

Momento di restauro
Momento di restauro

Com’è la presenza femminile nel mondo del restauro?

Il settore è decisamente “donna”: i dati parlano di un rapporto uomo-donna 1 a 9.

Hai nel breve periodo dei progetti di cui ti stai occupando o che vorresti mettere a punto?

Sto preparando una mostra fotografica su Venezia, una personale, con foto stampate da me in camera oscura.

Sei amante dell’arte, ma anche dei viaggi, cosa significa per te viaggiare?

Viaggiare è nel mio DNA, non è una scelta, ma una necessità. sento il bisogno di scoprire nuovi luoghi, incontrare persone diverse dalla mia cultura e ampliare i miei orizzonti mentali tramite l’esperienza del viaggio.

Un viaggio che non hai fatto e che vorresti fare?

Ce ne sono tanti… l’estremo oriente (Giappone, Singapore, Corea…) e il Nord Europa per assistere ad un’aurora boreale sono tra le prossime mete.

Arte e viaggi al centro della tua vita, e la moda?

La moda ai miei occhi è esattamente come guardare un’opera d’arte: ne apprezzo forme, colori, materiali e stili, consapevole che non a tutti può piacere la stessa cosa.

Che rapporto hai con lo shopping?

In passato ero molto più “dipendente” da centri commerciali, negozi e acquisti vari, senza quasi avere un criterio di scelta.

Adesso in realtà è qualche anno che frequento un corso di taglio e cucito, per cui mi piace l’idea di poter realizzare un abito esattamente secondo il mio gusto, scegliendo il tessuto che più mi piace.

Claudia Cadei sul ponte di Christo 2016
Claudia Cadei sul ponte di Christo 2016

Descrivi il tuo stile

Sicuramente casual, sneakers – jeans e t-shirt, per intenderci.

Poi mi piace abbinare dettagli colorati o artigianali, come braccialetti o orecchini.

I tacchi li porto raramente, ho bisogno della comodità, dato che mi piace camminare… ma niente ballerine! Proprio non mi piacciono…

La moda ai miei occhi è esattamente come guardare un’opera d’arte

Un abito e un accessorio che suggerisci ad una donna per essere davvero glamour?

Mi piace il binomio: vestito lungo, in un colore tenue (cipria, azzurro…) con scarpe alte e pochette abbinata in un colore deciso.

Cosa non può mancare nel guardaroba di una donna per conquistare un uomo?

Un classicissimo tubino nero, dal quale traspare l’intimo, e tacco dodici.

Claudia, voltati indietro cosa vedi?

Vedo una varietà’ di esperienze formative in continua evoluzione.

Non ho mai abbandonato l’amore per l’arte, le lingue straniere parlate, la passione per la fotografia.

E’ stato un continuo coltivare le mie passioni, e saperle “sfruttare” e veicolare in ambito lavorativo.

E se pensi al futuro?

Mi vedo ancora in evoluzione.

Man mano approfondisco i miei interessi, vedo nascere nuovi progetti.

Magari non tutti vanno a buon fine, ma ci provo sempre.

Mi piacerebbe studiare ancora, perché no…

Ringrazio Claudia Cadei per l’intervista concessa a Mademoiseau.it e le auguro ancora tanti successi per il futuro; se volete saperne di più visitate la pagina Facebook Ars Restaurandi

Seguiteci su Facebook, Instagram e Twitter.

A cose grandi, belle e giuste!