Svegliarsi a Parigi, con Yves Saint Laurent

Parte 9

 

Credits: Reginald gray; Wikimedia Commons

Gli stilisti sono un po’ come i personaggi della radio. Ascoltando la loro voce pensi di poterne desumere qualche indizio utile per immaginare il loro aspetto. Li dipingi alti, grandi, forti; proprio come il loro messaggio. Oppure ti prefiguri un uomo giovane, fresco, vista la voce cristallina.

Yves Saint Laurent
Lo stilista dietro alle sue idee
(Credits: Ŧhe ₵oincidental Ðandy, Flikr)

Poi finalmente li vedi, ed è impossibile non restarne delusi. Non sempre è una delusione oggettiva. In molti casi è frutto soltanto della mancata uguaglianza tra il tuo sogno e la realtà. La mente riesce ad appannare qualsiasi immagine con i sentimenti che esistono solo nella mente stessa. La fantasia romanticheggia, e l’occhio non la segue.

Il signor Saint Laurent non è affatto un uomo che delude lo sguardo. È semplicemente un uomo, e, a differenza delle sue creazioni, ha dei confini ben precisi. È qui accovacciato a lagnarsi del lavoro perso, del signor Dior che mai lo avrebbe sottoposto a una tale onta, se fosse ancora vivo. Esplode in singhiozzi quando il fiume dei pensieri lo riporta alla sua terra madre: ha dovuto combattere contro gli stessi algerini che erano stati suoi compatrioti fino a pochi anni prima, per una Francia che ora lo ripaga con una porta in faccia. Le bambole di carta che costruiva insieme alle sorelle quando era bambino a Orano guadagnano un fugace sorriso, ma le più recenti memorie del nonnismo nell’esercito, del suo conseguente ricovero, dei sedativi, dell’elettroshock, della notizia del suo licenziamento, comunicata proprio in quei giorni bui durante l’ospedalizzazione… Questi vicinissimi ricordi si meritano solo singhiozzi, e così li accontenta, minacciando con voce spezzata che ricorrerà ai suoi avvocati.

 

“Bene! Bravissimo Yves, sono lieto che dopo lo sfogo sia tornato nel presente, con una bella soluzione concreta!”

Credo che Yves Saint Laurent si aspettasse tutto fuorché un commento entusiasta alla fine del suo piagnisteo. Purtroppo è così, chi si lamenta vuole semplicemente che l’interlocutore (o meglio, l’uditore) sia semplice orecchio, o tutt’al più, pacca sulla spalla. Quando ci si sfoga, ci si auspica che la bocca di chi ascolta serva esclusivamente a emettere mugugni di assenso.

Quando però si ha l’intelligenza di saper ascoltare chi ti dà la chiave per la soluzione, si diventa come la fenice. Dalle ceneri, si spicca il volo.

“Quindi dice che è una buona idea? Andare per avvocati? Potrei anche lasciar perdere, odio quello che mi è stato fatto, ma non sono sicuro di voler continuare a pensarci per tutti gli anni del processo…”

“Dica la verità: ci penserebbe ugualmente, non crede?”

Il naso punta verso il basso, gli occhi si chiudono languidamente a mezz’asta. Colpito e affondato.

“Oh! Forza e coraggio, che la vita è bellissima, si deve andare avanti!”

Con la riluttanza di chi vorrebbe crogiolarsi ancora un poco nel calore del proprio dispiacere, il signor Saint Laurent accetta di essere preso per il braccio, sollevato in piedi e catapultato dal passato delle sue elucubrazioni al presente dei suoi occhi; da un mondo senza sorprese, seppur triste, a un universo ignoto e per coraggiosi.

“Va bene. E se vinco apro una mia casa di moda. Magari insieme al mio amico Pierre Bergé. È un grande uomo d’affari!”

“Certo, è quello che farete!”

“Come, scusi? Come sa lei cosa farò?”

“Ehm… volevo dire, splendido! Le collaborazioni sono il segreto del successo!”

Serve un balzo dalla testa del leone per lasciare dietro di sé il passato. La ricompensa sono gli occhi che brillano e una nuova linfa vitale nelle braccia e nelle gambe.

Apro la bocca per la prima volta: “Mademoiseau, prosegui insieme a noi?”

“Oh cara, no, aspetterò qui che apra Dior per la nostra vecchia amica!” Ride sotto i baffi, che non ha.

“Anche io la saluto, signorina, voglio subito iniziare a lavorare sulle creazioni del mio marchio”.

“Bene, gentili signori, buon vento!”

Decido di continuare dallo stesso lato della strada. È ancora buio, sarà notte o tutt’al più tarda sera. Faccio qualche passo e mi sembra di essere tornata in Allée des Veuves: non c’è un’anima, la luce è fioca e sinistra. Davanti a me, solo una bellissima donna che porta a spasso due bianchissimi West Highland terrier.

[Rendez-vous lunedì prossimo per la Parte 10, e lunedì scorso per la Parte 8]